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giovedì 2 marzo 2017

Il PD, il prefetto,il questore e il gioco delle tre carte

Questo post nasce da un recente contatto con un giornalista nazionale. E' una revisione di quello che mi sarebbe piaciuto dire. Purtroppo non sono un leone da palcoscenico e non ci sono riuscito. Lo scrivo quindi qui con calma, per chi vuole leggere. (Il post é stato anche mandato alle testate giornalistiche, ieri notte e gentilmente estense.com lo ha giá pubblicato, battendomi quindi sul tempo nel pubblicare un mio stesso post. Come blogger devo essere veramente scaduto!)


Non so se la situazione alla GAD stia peggiorando, ma é certo che non migliora, e il problema grosso é che é cosí da anni, nella sostanziale immobilitá delle istituzioni. In fondo per questo, come altri residenti, ho iniziato a riprendere e pubblicare su internet le cose che accadono nel quartiere.  Per far sapere a chi non vive quotidianamente questo degrado che le cose non stanno come dice il sindaco sui giornali, che parla di percezioni soggettive e di residenti xenofobi. Perché magari a lui, politicamente, fa comodo confondere spaccio e immigrazione. ma il problema del quartiere é che si é creata una vera e propria ghettizzazione dello spaccio. Vi sono luoghi ben precisi, angoli di vie, singole panchine, dove da anni gli spacciatori fanno il loro lavoro indisturbati. Abbiamo denunciato la loro presenza, e nonostante tutto sono ancora lí a spacciare di giorno e di notte. Personalmente ho fatto un esposto in questura nel 2014 per denunciare lo spaccio all’incrocio di IV Novembre con Corso Piave. A oggi vi si puó ancora tranquillamente comprare la droga. Basta rallentare in macchina negli orari giusti.

(Foto tratta da estense.com) Ennesimo controllo a tappeto, preceduto dall'ennesimo reato in zona GAD. Qualche dubbio me lo farei venire.


A queste persone si lascia un tale grado di impunitá che é ovvio che poi cominciano a pensare che in questo quartiere possono fare di tutto. Ieri il ragazzo rapinato del telefono, il giorno prima un commerciante minacciato con una bottiglia rotta e rapinato. Credo che non ci sia un solo negozio etnico che non sia stato rapinato almeno una volta, alcuni anche due. Queste cose, se non tutti i giorni, accadono almeno a cadenza settimanale. Si alternano, con cadenza meno frequente, alle solite maxi-operazioni che richiedono piú uomini che grammi di droga sequestrata.

Anche a non voler pensare che siano le istituzioni a preferire per comoditá questa ghettizzazione, sicuramente dovrebbero almeno spiegarci la loro inerzia nel non impedirla. Un esempio lampante é il negozio etnico che ha subito per tre volte la chiusura per ordine del questore (art. 100 del TULPS). Normalmente alla terza chiusura viene ritirata la licenza. Ma la GAD non é un quartiere normale. Una residente ha chiamato in questura per capire come poteva essere e gli hanno detto che era il sindaco a dover provvedere. Ha quindi chiamato l’assessore competente, che ha specificato che é si il sindaco a ritirarla, ma solo su richiesta del prefetto! Il consigliere Fornasini ha quindi chiesto un confronto pubblico al prefetto in commissione consiliare (non il sindaco, si badi bene, ma un consigliere dell’opposizione), ma niente, il prefetto declina l’invito. E quando la consigliera Morghen ha richiesto all’amministrazione di intervenire col prefetto, si sono rifiutati in nome dell “proficua collaborazione giá esistente”. E’ come il gioco delle tre carte! Alla fine ci rimetti sempre, magari non sai come, ma sai per certo che ti hanno preso in giro. Anche perché, quando c’é stato il caso del negozio in centro che disturbava (prevalentemente gli altri commercianti) con la vendita di alcolici, non c’é stato bisogno di prefetto o questore: la giunta gli ha imposto dei limiti di orari che di fatto ne hanno causato la chiusura! Perché non lo fanno alla GAD? Dopo decine e decine di petizioni, migliaia di firme dei cittadini buttate nel cesso.

E di prese in giro di questo tipo potrei scriverne pagine su pagine Come di quando il sindaco e l’assessore alla sicurezza hanno promesso una pattuglia della municipale dedicata al quartiere: l’abbiamo vista per poche settimane poi nessuno ne ha piú saputo niente. Forse perché funzionava davvero? O come la promessa di una casetta, un presidio gestito da volontari nel parchetto degli spacciatori. Promessa tre anni fa e niente, due anni fa il consigliere Fochi ha fatto un question time a cui hanno risposto che era colpa dei beni culturali ma che avevano avvallato la cosa proprio pochi giorni prima. Ma poi passa il tempo e niente! Un anno fa un giornalista si é interessato alla cosa, ha chiesto al questore e all’associazione commercianti e tutti a dire che era una buona idea! Poi passa il tempo e niente, e della casetta ancora non si sa nulla. E avendo disponibilitá solo per sei mesi l’anno, se non la faranno nel prossimo mese ce la scordiamo per un altro anno.

Questa é l’attenzione che ci mettono. Forse basterebbe solo che rispettassero le promesse strombazzate sui giornali per non sembrare proprio loro la causa di questa ghettizzazione dello spaccio.

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